Oggi è l’Epifania ma almeno domani non è lunedì

I fanciulli trovano il tutto anche nel niente, gli uomini il niente nel tutto.

(Giacomo Leopardi)

Anche per questo sarebbe grandioso poter credere a lungo alla vecchina che il 6 gennaio regala calze piene dei nostri desideri.

Leggere Buone Feste

Lo scopo dell’arte non è quello di risolvere i problemi, ma di costringere la gente ad amare la vita

Lev Tolstoj

Se avete letto il titolo con l’accento sulla prima “e” allora siete capitati nel posto giusto, se l’accento lo avete letto nella seconda “e” anche.

Che vogliate trascorrere queste feste a lèggere qualcosa o desideriate soprattutto che siano leggère, un libro può essere un bel regalo in entrambi i casi.

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Tanti Auguri di Buone Feste

 

La cena di Natale

Il titolo a molti potrebbe trasmettere un immediato senso di ansia perché gli incontri festivi spesso sono obbligati e mentre gli amici si scelgono, i parenti no. Quindi diciamolo pure, l’idea di riunirsi al cenone di Natale con persone legate a noi per sangue o per legge ma con cui da una vita non si va d’accordo, con cui si fatica a trovare anche semplici argomenti di conversazione o peggio con cui magari in passato ci si è persino animatamente scontrati, è qualcosa che può procurare un vero stato di agitazione se non di terrore.

In questo libro i personaggi che si riuniscono per sottile costrizione e per inevitabile convenzione a quella cena, non sono immuni a tali malesseri e insofferenze e la serata finisce addirittura in modo disastroso. Per loro si intende, il lettore invece potrà dilettarsi a leggere le dinamiche familiari altrui con le loro disavventure e i loro conflitti narrati dall’autrice con spiccato piglio ironico e leggerezza.

L’opera narrativa di Mary Kay Andrews si propone infatti come un’ottima lettura di svago, immersa in atmosfere, situazioni e ambienti molto statunitensi persino nelle musiche, che si inseriscono tra le pagine attraverso vecchie canzoni natalizie come Rocking around the Christmas tree di Brenda Lee, I saw mommy kissing Santa Claus di the ronette, Santa baby di Eartha Kitt. Tanto che la storia sembra avere addirittura una propria colonna sonora con Blue Christmas di Elvis Presley.

Anche per questa forte componente musicale presente tra le righe, questo racconto ricorda in parte certe commedie cinematografiche di Natale tipiche del Nord-America, ma non quelle del genere “romantico al vischio-vischioso” che negli ultimi tempi alcune produzione per lo più canadesi sfornano a frotte per determinati canali tv. Quelli dove c’è sempre una lei protagonista mediamente carina affiancata da un’amica regolarmente racchia (per non rischiare la adombri), che deve immancabilmente arrivare a capire qualcosa. E non si sa bene perché per arrivarci debba sottoporsi ogni volta a giri di pattinaggio sul ghiaccio, alla preparazione di biscotti e alla decorazione di alberi con ghirlande di pop-corn (sigh! Evidentemente li adoperano anche così). Una volta svolti questi fondamentali compiti per la vita di una persona, la storia può raggiungere spedita l’epilogo del “E vissero felici e contenti” in cui lei si legherà sentimentalmente a un lui di turno che per tutta la durata della visione televisiva sarà l’emblema della più assoluta impersonalità intercambiabile.

In questo romanzo nonostante l’ambientazione di sottofondo, tutto questo per fortuna l’autrice ce lo risparmia scegliendo un’altra via di narrazione, focalizzandosi sui vari rapporti umani e familiari che intrecciano la vita della protagonista e cercando di catturare l’attenzione del lettore anche e soprattutto attraverso la figura di una misteriosa presenza e alla scomparsa di una speciale spilla a forma di abete blu, eventi che resteranno in sospeso per tutto il corso del racconto fino alle rivelazioni finali.

Se aprirete le pagine di questo libro di Natale avrete modo di imbattervi in una lettura piacevole e scorrevole, molto adatta durante il viaggio di rientro a casa per le vacanze o alla partenza per luoghi più lontani. Una gradevole compagnia per trascorrere qualche momento di distrazione e passatempo, come appunto quei film che si guardano in tv a dicembre nel tepore domestico dei pomeriggi di festa.

Per chi volesse approfondire..

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Connessioni personali

“Tutti i genitori fanno del male ai figli, è inevitabile. I giovani, come vetro puro, conservano le impronte di quanti li toccano. Alcuni genitori li macchiano, altri li incrinano, altri ancora li frantumano in mille pezzi, senza possibilità di recupero”.

Leggere questa frase sia che lo si faccia con gli occhi di un figlio sia con quelli di un genitore smuove qualcosa dentro, colpisce. Risveglia ricordi e stimola pensieri, perché contiene qualcosa in cui ci si riconosce o si riconosce qualcuno che abbiamo incontrato. Racchiude qualcosa di affascinante nella sua spietata verità che la rende bella e dolorosa allo stesso tempo, come talvolta sono i rapporti umani soprattutto quelli più stretti.

La troverete tra le pagine di Le cinque persone che incontri in cielo di Mitch Albom, l’autore statunitense di altri romanzi noti come I miei martedì col professore e Un giorno ancora. La potrete scoprire tra le righe della storia di “Eddie Manutenzione”, addetto alla sicurezza in un luna park,  della sua vita scandita dal numero dei suoi compleanni inseriti nel racconto come le lancette dell’orologio, inarrestabili fino all’ultimo minuto nel giorno della sua morte.

Il “cielo” del titolo è la dimensione onirica in cui il protagonista finisce dopo un incidente sul lavoro nel disperato tentativo di salvare una bambina, il paradiso che l’autore immagina per il suo personaggio.

Un luogo irreale e ignoto dove avrà la possibilità di guardarsi indietro e comprendere davvero se stesso e la sua infelicità, fino a cogliere il senso della sua esistenza mai afferrato e motivo del suo tormento. Percorrerà una via sulla quale incontrerà persone già conosciute o dimenticate, che lo condurranno a rivivere i momenti salienti della sua vita e sarà costretto a fare i conti  con il proprio passato fino a capire anche il legame tra le persone che ha incontrato, amato, odiato o solo incrociato.

Un libro che offre una lettura particolarmente scorrevole, una narrazione strutturata quasi come una visione cinematografica tra continui flashback e salti tra presente e passato, nei quali la dimensione reale e quella fantastica si incrociano e si confondono in un confine sempre più labile.

Per chi ha voglia di fermarsi a leggere qualcosa di meno tangibile ma più intimo e personale, troverà in questo romanzo uno sguardo sulla vita, sulla morte, sugli affetti e sui conflitti. Fino a considerare l’esistenza come una connessione inevitabile tra le persone e a scorgere una visione complessiva della vita come una rete di relazioni e unioni umane indissolubili.

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Novembre tra cronaca e narrativa

Nel novembre di alcuni anni fa due diversi avvenimenti segnarono la storia del proprio paese, lasciando una ferita e tanti punti interrogativi senza risposta. Due episodi, due casi di omicidio che a loro modo hanno marchiato un’epoca e una fase storica di due stati, di due mondi, quello della politica e della cultura e del connubio tra di essi.

La morte di due uomini e noti personaggi distanti nel tempo e negli spazi geografici, poiché il primo risale agli Stai Uniti d’America del 1963 l’altro all’Italia del 1975,  ma accomunati non solo banalmente dal mese sul calendario ma principalmente dalla mancanza della verità dietro le loro esecuzioni e dalle tante ipotesi intorno a esse. Due casi ancor oggi irrisolti, senza riconoscimento e condanna giuridica di tutti o dei veri colpevoli.

Uno riguarda l’omicidio pubblico del Presidente degli USA John Fitzgerald Kennedy avvenuto a Dallas il 22 novembre del 1963 e l’altro il brutale assassinio dello scrittore e intellettuale Pier Paolo Pasolini nella notte del 2 novembre del 1975 all’Idroscalo di Ostia.

I due volumi ritratti nella fotografia che illustra questo breve post, ripercorrono queste due vicende scegliendo un approccio differente sia nella struttura letteraria che nell’impostazione analitica.

-Il libro di Adam Braver, Dallas 22 novembre 1963, racconta l’omicidio Kennedy attraverso una forma narrativa, riportando quell’episodio con le parole, le emozioni e i ricordi di quelle persone note o anonime che in vario modo ne sono state testimoni dirette. Una ricostruzione dell’evento dunque non come un’inchiesta o un’indagine, ma come resoconto più personale e umano.

-Il libro di Enzo CataniaGiallo Pasolini, invece all’opposto affronta l’assassinio di Pasolini scegliendo proprio l’indagine giornalistica e la cronaca giudiziaria, con l’analisi dei dossier e l’osservazione del costume, dei media, dell’Italia del passato e del presente, alla ricerca di una verità che anche a livello giuridico è ancora ignota e insoluta.

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Per un brivido letterario

In questo periodo dell’anno, quando le foglie ingialliscono o assumono tonalità rosso-bruno creando dei tappeti dai colori autunnali sulle strade, quando la vigilia di Ognissanti, il 2 di novembre sono vicini e le decorazioni di Halloween invadono negozi e vetrine, le atmosfere del mistero, il confine ignoto tra la morte e le vita e l’impulso di sentire il terrore scorrere dentro, trovano il loro spazio ideale per essere protagonisti e per ritrovarsi oggetto di interesse comune.

È un momento in cui si celebra il brivido, ma che sia diverso da quello dei primi raffreddori d’autunno.

Si cerca il brivido che scuote i sensi e che si tramuta in spavento per qualcosa di inquietante e sconosciuto. Quel qualcosa che sappia rivelare una realtà diversa e lasci sospesi tra le trame delle sue tenebrose ragnatele narrative, che sorprenda e risvegli paure silenti e non solo attraverso l’immediata immagine di un film ma anche tra le pieghe più insinuanti scritte in un libro.

Una lettura che permetta di chiudere dietro di noi la porta al nostro mondo quotidiano e ci conduca all’entrata di nuovi luoghi, verso dimensioni oscure da poter aprire quando vogliamo, in cui addentrarsi e da cui lasciarsi condurre per qualche momento della giornata assaporandone le pagine in ogni ritaglio di tempo, così come si assapora un buon caffè a brevi sorsi negli attimi di sosta.

-Un racconto crudele per volta tra i Racconti crudeli di Auguste de Villiers de L’Isle-Adam. Una raccolta di storie che intrecciano passato e presente,  esoterismo e misticismo, humor e dramma dove realtà e fantasia si mescolano popolando il mondo reale con ignote creature dell’oltretomba.

-Un racconto nero o dell’irreale per volta, tra i Racconti neri e dell’irreale di  Ambrose Bierce. Tra le righe delle sue avvincenti atmosfere soprannaturali e fantastiche, dove si confondono spaventose apparizioni e angoscianti presagi.

-Oppure una pagina per volta di La vigilia di Ognissanti di Charles Williams, per seguire la disavventura delle giovani Lester ed Evelyn durante la notte stregata del 30 ottobre del 1945, quando scoprono di essere morte in un incidente e sullo sfondo di una Londra reale e ultraterrena assistono al contatto tra il mondo dei vivi e quello dei morti.

Per chi fosse alla ricerca di un brivido letterario:

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Orzowei

Nel 1977 la Rai mandò in onda uno sceneggiato che si intitolava Orzowei il figlio della savana, all’epoca ottenne un ottimo riscontro da parte del pubblico e attraversò un periodo di grande popolarità.

Qualcuno forse ricorderà quel ragazzo dal taglio di capelli abbastanza orrendo che indossava una collana con un dentone e un vestito di pelle di leopardo, o forse ne rammenterà la sigla con una canzone cantata dagli Oliver Onions contraddistinta dalle sonorità di quegli anni.

Forse però non tutti ricordano, o sanno, che quella serie era tratta da un romanzo scritto nel 1955 da Alberto Manzi il maestro che nella televisione degli anni 60  davanti a una lavagna cercava di contrastare l’analfabetismo diffuso in Italia tenendo delle vere e proprie lezioni di scuola primaria. Una sorta di scuola serale per allievi non più piccoli, che la tv propose per otto anni nel programma chiamato Non è mai troppo tardi.

La storia che racconta in questo libro per ragazzi, ma non solo per loro, contiene quello stesso spirito istruttivo che lo aveva portato a creare e presentare quella trasmissione sulla Rai. Anche in questo caso lo scopo è insegnare qualcosa al lettore, trasmettendo un chiaro messaggio di uguaglianza e di rispetto tra i popoli il cui concetto cardine è la normalità della diversità.

Attraverso le vicissitudini del giovane protagonista Isa, soprannominato Orzowei, l’autore mostra l’incapacità degli esseri umani di accettare e rispettare le differenze etniche, il rifiuto ad abbandonare i bestiali istinti di prevaricazione e l’atavica ricerca di un nemico da abbattere. È dunque questa una storia di razzismo, e sul razzismo, e dell’incessante conflitto tra i popoli che pur attraversando le epoche e le più disparate circostanze eternamente affliggono il cammino dell’umanità con le loro guerre, repressioni e tentativi di supremazia gli uni sugli altri.

Orzowei significa “trovato” perché Isa era un bianco orfano e senza radici cresciuto in una tribù sudafricana, destinato dunque a muoversi tra le varie genti perché potenzialmente apparentemente a tutti ma alla fine respinto da ogni gruppo umano poiché di nessuno.

Cresciuto tra i neri come un diverso seppur amato come un figlio dal vecchio bantù Pao che lo convince a tornare tra i bianchi perché quella è la sua origine, viene ripudiato anche dai bianchi che lo considerano proprio per la sua provenienza un selvaggio. La sua infelice sorte è dunque quella di essere considerato e visto come un eterno intruso, simbolo del “diverso”. Questa condizione diventa però per lui anche occasione di crescita e la sua è anche una storia di di accettazione di sé e di lotta alla conquista di un proprio posto in quel mondo ostile che lo circonda fatto di predominio e violenza.

Dalla lettura di questo racconto ciò che emerge come morale conclusiva è senza dubbio l’importanza della convivenza pacifica e del rispetto dell’altro, ciò che resta è una vicenda che non si può smettere di narrare.

Un libro da leggere e rileggere, ancor di più in tempi come i nostri nei quali abbiamo ancora tanto da riflettere sulla diversità come ricchezza. E per poter comprendere che su questo pianeta esiste un’unica razza, quella umana.

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Per i nostalgici o per i curiosi, la sigla cantata dagli Oliver Onions: