La valigia di cartone

Avvistato in mezzo a un mare di altri testi come una piccola isola attorniata da onde di carta, dimenticato nel mucchio informe sotto uno degli innumerevoli Wilbur Smith o l’ennesimo libro di ricette e probabilmente oggetto di scarsa considerazione dai più che lo vedevano sbucare con la sua semplice copertina bianca, questo libro-inchiesta di Flavia Luginbühl del 1977 ha da subito invece rapito il mio sguardo destando la mia curiosità. Non appena le mie dita hanno cominciato a sfogliare quelle pagine che documentavano in modo rigoroso cento anni di immigrazione italiana, pur essendo un testo scolastico pensato per le generazioni di studenti nell’epoca della sua edizione, si è presentato come un resoconto storico e culturale prezioso e degno di interesse nel suo essere testimonianza scritta e visiva di una parte importante della storia e della cultura del nostro paese spesso trascurata.

Illustrato con molte immagini e fotografie in B/N, compresi estratti da articoli di giornali, propone anche una raccolta di brani musicali – Le canzoni dell’emigrane italiano all’estero – con cui il volume si conclude. Un testo che si avvale dunque di vari strumenti e fonti per raccontare quel pezzo d’Italia in cammino alla ricerca di altre opportunità, di nuove occasioni di vita, come inevitabilmente è insito nella natura umana dinanzi a un deserto senza speranze.

Il finale di un celebre romanzo di Alexandre Dumas, Il conte di Montecristo, nelle ultime righe definiva “la speranza e l’attesa” come le due parole nelle quali racchiudere tutta la saggezza umana. Ma se la speranza è senz’altro la forza trascinante che caratterizza l’essere umano, l’attesa a volte va necessariamente tramutata in azione e quindi in movimento proprio per fare in modo che quella speranza possa essere ritrovata. Del resto siamo tutti in perenne viaggio in questa vita, ed essa stessa altro non è che un percorso ignoto che proseguiamo per sentieri dai confini indefiniti. Un  cammino verso un altrove fa parte della nostra natura e ne ha segnato da sempre il corso degli eventi come abitanti di questo pianeta.

Quegli italiani in viaggio dal sud verso il nord od oltre i confini della nostra penisola trattati da reietti, da indesiderati, etichettati come una categoria umana inferiore, parassita e molesta, rappresentano le radici del nostro passato, della nostra storia. Volti impressi nel bianco e nero di fotografie anonime che ci mostrano frammenti della vita di tante persone, ognuno con la propria storia, di dolori, progetti, sogni e speranze diversi e lontani, eppure così simili e vicini anche a ognuno di noi.

Un libro da leggere e conservare per non dimenticare chi siamo, chi eravamo o chi avremmo potuto essere. Forse in questo modo potrebbe essere più semplice comprendere meglio anche il presente di altra umanità ancor oggi inevitabilmente in moto perpetuo che si riversa sulle nostre terre spinta dagli stessi sentimenti, riconoscendo nell’altro noi stessi e ricordando quel tempo trascorso nemmeno troppo lontano.

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Autore: Gocciadichina

Se stai leggendo queste righe probabilmente è per capire chi scrive e perché. Domande che potrei farmi anch’io in effetti… Come Entula sul sito CVL mi occupo di dare nuova vita a libri dimenticati o mai scoperti, e qui come Gocciadichina se posso ne scrivo.

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