solidarietà alla libreria “la pecora elettrica” — Misopogon

questa notte la libreria “la pecora elettrica” è stata vittima dell’ennesimo, vigliacco attentato, da parte di chi è troppo poco uomo da prendersi la responsabilità delle proprie azioni. Simili barbarie proprie di nazismo, fascismo e santa inquisizione sono i mostri partoriti dal sonno della ragione e solo continuando a tenere accesi i lumi del libero […]

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Novembre tra cronaca e narrativa

Nel novembre di alcuni anni fa due diversi avvenimenti segnarono la storia del proprio paese, lasciando una ferita e tanti punti interrogativi senza risposta. Due episodi, due casi di omicidio che a loro modo hanno marchiato un’epoca e una fase storica di due stati, di due mondi, quello della politica e della cultura e del connubio tra di essi.

La morte di due uomini e noti personaggi distanti nel tempo e negli spazi geografici, poiché il primo risale agli Stai Uniti d’America del 1963 l’altro all’Italia del 1975,  ma accomunati non solo banalmente dal mese sul calendario ma principalmente dalla mancanza della verità dietro le loro esecuzioni e dalle tante ipotesi intorno a esse. Due casi ancor oggi irrisolti, senza riconoscimento e condanna giuridica di tutti o dei veri colpevoli.

Uno riguarda l’omicidio pubblico del Presidente degli USA John Fitzgerald Kennedy avvenuto a Dallas il 22 novembre del 1963 e l’altro il brutale assassinio dello scrittore e intellettuale Pier Paolo Pasolini nella notte del 2 novembre del 1975 all’Idroscalo di Ostia.

I due volumi ritratti nella fotografia che illustra questo breve post, ripercorrono queste due vicende scegliendo un approccio differente sia nella struttura letteraria che nell’impostazione analitica.

-Il libro di Adam Braver, Dallas 22 novembre 1963, racconta l’omicidio Kennedy attraverso una forma narrativa, riportando quell’episodio con le parole, le emozioni e i ricordi di quelle persone note o anonime che in vario modo ne sono state testimoni dirette. Una ricostruzione dell’evento dunque non come un’inchiesta o un’indagine, ma come resoconto più personale e umano.

-Il libro di Enzo CataniaGiallo Pasolini, invece all’opposto affronta l’assassinio di Pasolini scegliendo proprio l’indagine giornalistica e la cronaca giudiziaria, con l’analisi dei dossier e l’osservazione del costume, dei media, dell’Italia del passato e del presente, alla ricerca di una verità che anche a livello giuridico è ancora ignota e insoluta.

Per chi volesse approfondire:

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Per un brivido letterario

In questo periodo dell’anno, quando le foglie ingialliscono o assumono tonalità rosso-bruno creando dei tappeti dai colori autunnali sulle strade, quando la vigilia di Ognissanti, il 2 di novembre sono vicini e le decorazioni di Halloween invadono negozi e vetrine, le atmosfere del mistero, il confine ignoto tra la morte e le vita e l’impulso di sentire il terrore scorrere dentro, trovano il loro spazio ideale per essere protagonisti e per ritrovarsi oggetto di interesse comune.

È un momento in cui si celebra il brivido, ma che sia diverso da quello dei primi raffreddori d’autunno.

Si cerca il brivido che scuote i sensi e che si tramuta in spavento per qualcosa di inquietante e sconosciuto. Quel qualcosa che sappia rivelare una realtà diversa e lasci sospesi tra le trame delle sue tenebrose ragnatele narrative, che sorprenda e risvegli paure silenti e non solo attraverso l’immediata immagine di un film ma anche tra le pieghe più insinuanti scritte in un libro.

Una lettura che permetta di chiudere dietro di noi la porta al nostro mondo quotidiano e ci conduca all’entrata di nuovi luoghi, verso dimensioni oscure da poter aprire quando vogliamo, in cui addentrarsi e da cui lasciarsi condurre per qualche momento della giornata assaporandone le pagine in ogni ritaglio di tempo, così come si assapora un buon caffè a brevi sorsi negli attimi di sosta.

-Un racconto crudele per volta tra i Racconti crudeli di Auguste de Villiers de L’Isle-Adam. Una raccolta di storie che intrecciano passato e presente,  esoterismo e misticismo, humor e dramma dove realtà e fantasia si mescolano popolando il mondo reale con ignote creature dell’oltretomba.

-Un racconto nero o dell’irreale per volta, tra i Racconti neri e dell’irreale di  Ambrose Bierce. Tra le righe delle sue avvincenti atmosfere soprannaturali e fantastiche, dove si confondono spaventose apparizioni e angoscianti presagi.

-Oppure una pagina per volta di La vigilia di Ognissanti di Charles Williams, per seguire la disavventura delle giovani Lester ed Evelyn durante la notte stregata del 30 ottobre del 1945, quando scoprono di essere morte in un incidente e sullo sfondo di una Londra reale e ultraterrena assistono al contatto tra il mondo dei vivi e quello dei morti.

Per chi fosse alla ricerca di un brivido letterario:

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Orzowei

Nel 1977 la Rai mandò in onda uno sceneggiato che si intitolava Orzowei il figlio della savana, all’epoca ottenne un ottimo riscontro da parte del pubblico e attraversò un periodo di grande popolarità.

Qualcuno forse ricorderà quel ragazzo dal taglio di capelli abbastanza orrendo che indossava una collana con un dentone e un vestito di pelle di leopardo, o forse ne rammenterà la sigla con una canzone cantata dagli Oliver Onions contraddistinta dalle sonorità di quegli anni.

Forse però non tutti ricordano, o sanno, che quella serie era tratta da un romanzo scritto nel 1955 da Alberto Manzi il maestro che nella televisione degli anni 60  davanti a una lavagna cercava di contrastare l’analfabetismo diffuso in Italia tenendo delle vere e proprie lezioni di scuola primaria. Una sorta di scuola serale per allievi non più piccoli, che la tv propose per otto anni nel programma chiamato Non è mai troppo tardi.

La storia che racconta in questo libro per ragazzi, ma non solo per loro, contiene quello stesso spirito istruttivo che lo aveva portato a creare e presentare quella trasmissione sulla Rai. Anche in questo caso lo scopo è insegnare qualcosa al lettore, trasmettendo un chiaro messaggio di uguaglianza e di rispetto tra i popoli il cui concetto cardine è la normalità della diversità.

Attraverso le vicissitudini del giovane protagonista Isa, soprannominato Orzowei, l’autore mostra l’incapacità degli esseri umani di accettare e rispettare le differenze etniche, il rifiuto ad abbandonare i bestiali istinti di prevaricazione e l’atavica ricerca di un nemico da abbattere. È dunque questa una storia di razzismo, e sul razzismo, e dell’incessante conflitto tra i popoli che pur attraversando le epoche e le più disparate circostanze eternamente affliggono il cammino dell’umanità con le loro guerre, repressioni e tentativi di supremazia gli uni sugli altri.

Orzowei significa “trovato” perché Isa era un bianco orfano e senza radici cresciuto in una tribù sudafricana, destinato dunque a muoversi tra le varie genti perché potenzialmente apparentemente a tutti ma alla fine respinto da ogni gruppo umano poiché di nessuno.

Cresciuto tra i neri come un diverso seppur amato come un figlio dal vecchio bantù Pao che lo convince a tornare tra i bianchi perché quella è la sua origine, viene ripudiato anche dai bianchi che lo considerano proprio per la sua provenienza un selvaggio. La sua infelice sorte è dunque quella di essere considerato e visto come un eterno intruso, simbolo del “diverso”. Questa condizione diventa però per lui anche occasione di crescita e la sua è anche una storia di di accettazione di sé e di lotta alla conquista di un proprio posto in quel mondo ostile che lo circonda fatto di predominio e violenza.

Dalla lettura di questo racconto ciò che emerge come morale conclusiva è senza dubbio l’importanza della convivenza pacifica e del rispetto dell’altro, ciò che resta è una vicenda che non si può smettere di narrare.

Un libro da leggere e rileggere, ancor di più in tempi come i nostri nei quali abbiamo ancora tanto da riflettere sulla diversità come ricchezza. E per poter comprendere che su questo pianeta esiste un’unica razza, quella umana.

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Per i nostalgici o per i curiosi, la sigla cantata dagli Oliver Onions:

 

Duecento anni di “Infinito” (1819-2019)

La bellezza e la nota distintiva di certa poesia consiste anche nella sua incredibile capacità di essere eterna.

Così come accade con altre forme artistiche, da un bramo musicale a una pellicola cinematografica, esistono opere capaci di rinnovarsi a ogni lettura, a ogni sguardo, a ogni ascolto, attraversando gli anni e la storia, le epoche e le generazioni, facendosi ogni volta riscoprire e amare.

La poesia ha una speciale forza dirompente perché è un’espressione letteraria che riesce a impiegare le parole in modo particolarmente creativo ed evocativo, in forma breve ma che porta lontano, in modo lieve ma profondissimo. Può fare riflettere, può destare, può confortare, colpisce e agisce sulle emozioni di chi legge con l’immediatezza dell’immagine di un dipinto.

Giacomo Leopardi scrisse L‘infinito nel 1819 quando era poco più che adolescente, pieno di curiosità e brama di vivere tipico dell’età della giovinezza, quando si è dominati dall’appassionato desiderio di avventurarsi in quel mondo sconosciuto che il poeta poteva solo immaginare oltre quel colle che si estendeva come suo unico orizzonte.

Sono trascorsi duecento anni e ancora oggi quel pensiero senza tempo e spazi, quel bisogno di conoscere e di scoprire, quel desiderio di andare via , quell’irrequietezza di vivere e quel timore che ci assale dinanzi all’affascinante immensità dell’universo, non cessano di parlarci, di stupirci, di toccarci dentro.

Una lirica che è divenuta immortale, un testo denso di significati e infinito come il suo titolo.

Per ascoltarla attraverso la voce di Elio Germano, da Il Giovane Favoloso di Mario Martone..

https://www.youtube.com/watch?v=yEQFZMiPFZ8